Home, unique home

Fabrizio Cocchi, creativo e interior designer di livello internazionale, analizza le ultime tendenze in tema di arredamento e mise en place. “Il made in Italy è ancora considerato top, soprattutto all’estero. Rendere la propria casa unica e a propria immagine e somiglianza è una esperienza sinestetica”

di Damiano Montanari

Inebriarsi di una fragranza inconfondibile, sentirsi a casa ammirando un quadro speciale o godendo del piacere di una tavola bene apparecchiata, non ha prezzo. Arredare il proprio immobile, ristrutturarlo “vestendolo” a propria immagine e somiglianza, è una esperienza unica, irripetibile, sinestetica, perché può coinvolgere tutti i nostri cinque sensi. Per vivere un momento così magico è però necessario affidarsi ad un professionista come Fabrizio Cocchi, 48 anni, creativo e interior designer di livello internazionale e prezioso collaboratore di Campogrande Real Estate.

La sua storia intreccia elementi romantici a valori come la tenacia e la determinazione. Come è nata la sua passione per l’interior design e l’arredamento?

“E’ un interesse che coltivo da quando ero un ragazzo. Sono nato e cresciuto in un paesino della provincia di Bologna, Portonovo di Medicina, abitavo in una casa di campagna. Il mondo dell’interior design e dell’arredamento mi ha sempre attirato. Al tempo investivo i miei risparmi per acquistare riviste di settore e documentarmi il più possibile, avevo fame di conoscenza perché ho compreso presto l’importanza della cultura e quanto questa faccia la differenza. Così, dopo essermi diplomato alla scuola alberghiera e avere provato un’esperienza stagionale come chef, ho deciso di aprire il mio primo negozio di fiori e arredamento, in una piccola via laterale del centro storico felsineo. E’ stata una esperienza importante che mi ha permesso successivamente di aprire un altro negozio in piazza Santo Stefano e poi l’attività che ho attualmente in via Castiglione. Dopo vent’anni che faccio questo lavoro ho imparato una cosa”.

Cosa?

“E’ fondamentale viaggiare, muoversi, raccogliere informazioni a livello globale, mondiale. Io lavoro con il mondo del lusso, ma posso trovare tendenze anche da Zara, che si affida a giovani e promettenti stilisti. Bisogna avere la mente libera e aperta per sapere cogliere gli input più innovativi”.

Nelle sue esperienze lavorative ha compreso l’importanza della cosiddetta mise en place e del piacere di una apparecchiatura quasi scenografica. Perché ha acquisito una tale importanza nel mercato di oggi?

“Perché oggi chi non si avvale del servizio di domestici in casa ha un po’ abbandonato il piacere di una bella apparecchiatura della tavola, con sottopiatti, posate da antipasto e da pesce, ornamenti. La vita e la società sono cambiate, non si ha più tempo, così per cercare la bellezza estetica di una bella tavola ed il piacere che ne consegue si sceglie di andare a mangiare al ristorante. Bisognerebbe riprendere queste belle abitudini: non è vero che solo la qualità del cibo fa la differenza; anche mangiare in una tavola bene apparecchiata rilassa e permette di gustare sensazioni di benessere”.

Quali sono i canoni fondamentali da seguire per una buona mise en place?

“E’ sempre una questione culturale. Se si ha cultura, si ha voglia di una giusta apparecchiatura. Da quindici anni lavoro per Ola! Magazin, la rivista più distribuita e letta al mondo, arrivando in 181 Paesi. Nel servizio di apertura è sempre presente un approfondimento su una casa di un personaggio mediaticamente influente, da un attore a un tycoon. Ogni abitazione ha la sua “identità” ed è legata alle caratteristiche del proprietario. C’è una regola da seguire”.

Quale?

“La casa deve essere unica, deve essere tua”.

Già dal modo di apparecchiare la tavola?

“Certamente”.

Cosa non deve mai mancare?

Un elemento di decoro, come ad esempio i fiori. Se trascorri due ore a cena, oltre a guardare e a relazionarti con i commensali, è piacevole ammirare una bella tovaglia, una candela o un candelabro. Nel servizio che ho curato per Natale in Normandia, ad esempio, in una residenza di campagna ho trovato e utilizzato bicchieri e posate in argento bagnato in oro assieme a candelabri che appartenevano a Napoleone.
Per il contesto erano perfette, mentre in un altro avrebbero potuto essere fuori luogo”.

I suoi servizi sono accessibili anche a chi non frequenta il mondo del lusso?

“Sì. Siamo in un’epoca moderna in cui è bello “mescolare”, contaminare idee e stili, sempre con gusto naturalmente. Anche all’Ikea si possono trovare tovagliette o bicchieri perfetti per una certa mise en place. Il segreto è ottenere un effetto armonico e personalizzato”.

Oltre che di compravendita di immobili, Campogrande Real Estate si occupa anche di ristrutturazioni. Come sono cambiate le esigenze degli acquirenti con l’avvento della pandemia?

“Essendo costretta a rimanere a casa, la gente si è resa conto di avere bisogno di piccoli cambiamenti. Le zone su cui sono intervenuti maggiormente sono la living room e la sala da pranzo.
Molti si sono accorti, ad esempio, di avere un divano scomodo o di non avere piatti e bicchieri di un certo tipo, perché prima erano abituati a mangiare fuori. Magari ricevevano pochi ospiti, preferendo incontri nei ristoranti. Ora le cose sono cambiate”.

Quali sono le tendenze del momento in tema di arredamento?

“Per il mio modo di lavorare, privilegio realizzare un prodotto unico all’utilizzo di brand. E’ importante creare una casa su misura per il cliente. Il primo approccio è sempre di tipo psicologico. Faccio molti colloqui e mi faccio inviare immagini per comprendere al meglio i desideri del cliente. Nel mio showroom ho mobili eclettici, particolari, molti “no brand”. Questo non significa essere “cheap”, economici. Ci possono essere prodotti no brand di qualità e di prezzo molto superiore a quelli di brand. Il lusso non segue tanto le mode, ma cerca sempre l’unicità. E’ la differenza tra l’alta moda e il pret-a-porter”.

In questo senso, come si differenzia il mercato italiano rispetto a quello estero?

“Soprattutto all’estero il made in Italy è ancora sinonimo di prodotto top, di grande qualità. Io fornisco prodotti realizzati a mano e con tempi di consegna molto inferiori a quelli anche dei top brand. Questo è un aspetto molto apprezzato, soprattutto dai clienti di lusso. Se l’Europa è ancora un po’ troppo vittima del brand, in America questo concetto è stato ampiamente sdoganato: là il brand è cheap”.

Nel “vestire” una casa oggi, quanto conta l’utilizzo di fragranze personalizzate?

“Conta moltissimo. Ho clienti che adottano una certa fragranza per la casa a Cortina e una diversa per l’abitazione in Baviera. Anche la scelta della profumazione è frutto di professionalità e permette di dare piena soddisfazione al cliente. Possiamo dire che “vestire” una casa nel modo giusto è vivere un’esperienza sinestetica”.

Questa tecnica può essere utilizzata anche in caso di vendita dell’immobile?

“Sì. Se si trova la giusta alchimia, l’acquirente è decisamente più propenso a comprare”.

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